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di nbwhgina su 13/03/13

54pvXK , [url=http://tumayaqithbb.com/]tumayaqithbb[/url], [link=http://eoobpgwyssdg.com/]eoobpgwyssdg[/link], http://jyhhceclhvfh.com/

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di acgoulkzt su 11/03/13

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di Renabyrena su 11/03/13

the company had tried to win over dorcots by paying for trips to Jamaica and Bermuda, as well as spa treatments and hunting excursions. In the case of Paxil, prosecutors claim GlaxoSmithKline employed several tactics aimed at promoting the use of the drug in children, including helping to publish a medical journal article that misreported data from a clinical trial.A warning was later added to the drug that Paxil, like other antidepressants, might increase the risk of suicidal thoughts in teenagersProsecutors said the company had marketed Wellbutrin for conditions like weight loss and sexual dysfunction when it was approved only to treat major depressive disorder. https://www.nytimes.com/2012/07/03/business/glaxosmithkline-agrees-to-pay-3-billion-in-fraud-settlement.html?hp

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di Baiq su 09/03/13

abVuoi non avere da temere l'autorite0? Fe0 il bene e ne avrai lode, poiche9 essa e8 al seivrzio di Dio per il tuo bene. Ma, se fai il male, allora temi, perche9 non invano essa porta la spada; e8 infatti al seivrzio di Dio per la giusta condanna di chi opera il malebb (Rm 13,3-4).Di queste chiare parole paoline non sembra lecito sbarazzarsi con argomenti sconcertanti -e dettati chiaramente dal desiderio di liberarsi di una parola scritturale contraria alla propria tesi- come quelli usati dal gie0 citato Dizionario di antropologia pastorale : abPaolo, in Romani 13, ha sicuramente pensato alla prassi della decapitazione dei grandi criminali in uso nell'impero romano. Tuttavia, cif2 che gli premeva raccomandare -facendo tale allusione- era solo l'obbedienza verso la legittima autorite0 statale bb. Escamotage sorprendente, forse un pf2 penoso: in effetti, non venne in mente, per duemila anni, a nessuno dei grandi teologi e a nessuno dei pastori e dei Concili che, anche basandosi su Romani 13, non negarono legittimite0 alla pena di morte inflitta con regolare processo dalle autorite0 costituite. Non dimenticando che questo riconoscimento ecclesiale non era di certo fatto a cuor leggero, tanto che il diritto canonico colpiva di irregolarite0 (di divieto, cioe8, di accedere agli Ordini Sacri) il carnefice, i suoi aiutanti e persino il giudice che, pur rispettando la legge, avesse pronunciato una sentenza di morte.Ma questo orrore del sangue non poteva far dimenticare non soltanto le prescrizioni bibliche ma anche altre considerazioni oggi rimosse e che tenteremo di esporre nel frammento che segue.Come ci pare di avere dimostrato (e non ci voleva molto sforzo, i testi essendo chiarissimi e notissimi), la pratica della pena di morte da parte della societe0 e8 imposta da Dio stesso nella Legge dell'Antico Testamento ed e8 ammessa da Gesf9 e dagli apostoli nel Nuovo Testamento. Come e8 costretto a riconoscere lo stesso, insospettabile Catechismo Olandese , abnon si puf2 sostenere che il Cristo abbia abolito esplicitamente ne9 la guerra ne9 la pena di mortebb.Non si riesce a capire su cosa si basino quei teologi e quei biblisti che giudicano qui la Chiesa abinfedele alla Scritturabb. Quale Scrittura? Forse, the Wish-Bible , la Bibbia del desiderio , la Bibbia cosec come l'avrebbero scritta loro, oggi.C'e8, piuttosto, da registrare una differenza importante nel passaggio dall'Antico al Nuovo Testamento: per la Legge data a Noe8 e a Mose8, la condanna a morte dei rei di certi delitti era un obbligo, una necessaria obbedienza alla volonte0 di Dio. Invece, per il Nuovo Testamento (cosec come l'ha inteso tutta la grande Tradizione, sin dai padri della Chiesa) l'esecuzione capitale e8 indiscutibilmente legittima, ma non e8 detto che essa sia sempre opportuna. L'opportunite0 dipende da un giudizio variabile a seconda dei tempi. Una cosa e8 il diritto riconosciuto all'autorite0 che, per dirla con Paolo, abnon invano porta la spadabb; altra cosa e8 l'esercizio di quel diritto.Per quel che vale il nostro giudizio, nella societe0 e nella cultura dell'attuale Occidente secolarizzato reintrodurre il patibolo le0 dove e8 stato abolito non sarebbe affatto opportuno; meglio, dunque, non esercitare quello che pure resta un diritto della societe0.Non stiamo, qui, ad attardarci sulle statistiche, le quali secondo alcuni confermerebbero e secondo altri negherebbero l'efficacia della minaccia della morte nel prevenire il crimine.Di certo, non mancano di logica le affermazioni che traiamo da un editoriale della Civilte0 Cattolica del 1865, significativamente intitolato La Frammassoneria e l'abolizione della pena di morte , e dove i gesuiti si schierano, ovviamente, per il mantenimento -nei nuovi codici italiani- del pur terribile istituto.Scriveva dunque quella vera e propria voce del papa che era il celebre periodico: abNoi, qui, non tanto intendiamo di mostrare la licitezza, convenienza e necessite0 relativa della pena di morte, cosa che supponiamo dimostrata e conceduta dalla gente savia e dabbene, quanto di dichiarare che mentre i savii ed onesti parteggiano per la conservazione di questa pena, ne sono in realte0 gli abolitori. Il che si dimostra facilmente colla ragione e col fattobb. Continua, in effetti, la Civilte0 Cattolica : abColla ragione: giacche9, qual e8 lo scopo inteso da quelli che vogliono mantenuta la pena di morte? Evidentemente lo scopo da essi inteso si e8 di diminuire e, se si puf2, di togliere affatto di mezzo gli assassinii. Or chi non vede che cosec essi intendono direttamente ad abolire la pena di morte? E non gie0 ad abolire la pena di morte soltanto per gli assassini, come vogliono i liberali, ma per gli assassinati ancora, o meglio per gli assassinabili innocenti, dei quali i liberali nulla si curano. E' dunque evidente che i conservatori della pena di morte cooperano efficacemente all'abolizione totale della pena di morte degli innocenti in prima e, poi, necessariamente ancora dei rei e degli assassinibb.Ma, in fondo, simili considerazioni -pur non irrilevanti- sono secondarie rispetto a quello che, per un cristiano, e8 il problema primario: abSe Dio solo de0 la vita, e8 lecito all'uomo toglierla ad altri uomini? Esiste un diritto alla vita di tutti, anche dell'assassino, diritto che mai possa essere violato?bb.In verite0, coloro che danno a queste domande delle risposte nel senso sfavorevole alla pena di morte, ammettono perf2 il diritto della societe0 di rinchiudere in prigione i colpevoli di reati. Ora: se Dio ha creato l'uomo libero, come possono gli uomini togliere questa liberte0 ad altri uomini? Esiste un diritto alla liberte0 (diritto abinnato, inviolabile, imprescrittibilebb, dicono i giuristi) che qualunque giudice infrange nel momento in cui condanna un suo simile anche soltanto a un'ora di reclusione coatta.Ma la vita, si dice, e8 valore superiore alla liberte0. Se ne e8 cosec sicuri? Gli spiriti pif9 nobili e pif9 sensibili lo negano. Come l'Alighieri. Non dice nulla il verso famoso: abLiberte0 vo' cercando, che e8 sec cara / come sa chi per lei vita rifiutabb?Ma non si esce dalle contraddizioni (e non si riesce neppure a capire perche9 tutte le culture tradizionali -e, dunque, religiose- non abbiano sentito come innaturale, illecita e quindi impraticabile la condanna capitale) se non in una prospettiva che vada al di le0 di quella orizzontale mondana. Una prospettiva, cioe8, religiosa. E cristiana in particolare.Quella prospettiva, cioe8, che distingue tra vita biologica, terrena e vita eterna; che e8 convinta che il solo diritto inalienabile dell'uomo sia salvare non il corpo, ma l'anima; che distingue tra vita come fine e vita come mezzo.Pur rifuggendo dalle lunghe citazioni, questa volta e8 il caso di riprodurne una, visto che ogni parola e8 qui meditata alla luce di una visione cattolica che sembra oggi persa totalmente di vista. La citazione e8 di quel singolare, solitario laico cattolico che e8 lo svizzero Romano Amerio. Leggiamo, dunque: abL'opposizione alla pena capitale deriva oggi spesso dal concetto dell'inviolabilite0 della persona in quanto soggetto protagonista della vita mondana, prendendosi l'esistenza mortale come un fine in se9 che non puf2 essere tolto senza violare il destino dell'uomo. Ma questo modo di rigettare la pena di morte, benche9 si guardi da molti come religioso, e8 in realte0 irreligioso. Dimentica, infatti, che per la religione la vita non ha ragione di fine ma di mezzo al fine morale della vita che trapassa tutto l'ordine dei subordinati valori mondanibb.abPercif2bb continua Amerio abtogliere la vita non equivale punto togliere all'uomo il fine trascendente per cui e8 nato e che ne costituisce la dignite0. Nel rifiuto della pena di morte vi e8 un sofisma implicito: che cioe8 l'uomo, e in concreto lo Stato, abbia il potere, uccidendo il delinquente, di troncargli il destino, di sottrargli il fine ultimo, di togliergli la possibilite0 di adempiere il suo officio d'uomo. Il contrario e8 verobb.abIn effettibb, prosegue lo studioso cattolico abal condannato a morte si puf2 troncare l'esistenza terrena, non perf2 togliergli il suo fine. Sono le societe0 che negano la vita futura e pongono come meta il diritto alla felicite0 nel mondo di qua che devono rifuggire dalla pena di morte come da un'ingiustizia che spegne nell'uomo la facolte0 di felicitarsi. Ed e8 un paradosso vero, verissimo, che gli impugnatori della pena di morte stanno in realte0 per lo Stato totalitario, giacche9 gli attribuiscono un potere molto maggiore che non abbia, anzi un potere supremo: quello di troncare il destino di un uomo. Mentre, nella prospettiva religiosa, la morte irrogata da uomini a uomini non puf2 pregiudicare ne9 al destino morale ne9 alla dignite0 umanabb.Lo stesso autore, tra molte altre testimonianze sconcertanti sulla perdita della consapevolezza, all'interno stesso della Chiesa, di che cosa sia davvero il sistema cattolico , cita l' Osservatore romano che, il 22 gennaio 1977, scriveva, tra l'altro, a firma di un autorevole collaboratore: abLa comunite0 deve concedere la possibilite0 di purificarsi, di espiare la colpa, di riscattarsi dal male, mentre l'estremo supplizio non la concedebb.C'e8 da capire Amerio che commenta: abCosec dicendo, proprio il giornale vaticano nega la gran verite0 che la pena capitale medesima e8 una espiazione. Nega il valore espiatorio della morte che nella natura mortale e8 sommo, come sommo (nella relativite0 dei beni di sotto) e8 il bene della vita al cui sacrificio consente chi espia. D'altronde, l'espiazione del Cristo innocente per i peccati dell'uomo non e8 connessa con una condanna a morte?bb. E, dunque, abl'aspetto pif9 irreligioso della dottrina che respinge la pena capitale risulta nel rifiuto del suo valore espiatorio, il quale nella veduta religiosa e8 invece massimobb.In effetti, la Tradizione ha sempre visto un candidato sicuro al paradiso nel delinquente che, riconciliato con Dio, liberamente accetta il supplizio come espiazione della sua colpa. Tommaso d'Aquino insegna: abLa morte inflitta come pena dovuta per i delitti, leva tutta la pena dovuta per i delitti nell'altra vita. La morte naturale, invece, non la levabb. Molti rei reclamavano addirittura l'esecuzione capitale come loro diritto. Dunque, il suppliziato pentito, munito dei sacramenti, e8 un santo : in effetti, il popolo si disputava le sue reliquie (e aveva forgiato un proverbio che la Civilte0 Cattolica che citavamo ricorda: abDi cento impiccati, uno dannatobb).Non sono, questi, che colpi di sonda religiosi in una materia che, oggi, anche dei credenti sembrano affrontare con la tipica superficialite0 laica, illuministica. Altre cose si potrebbero e dovrebbero aggiungere, a completamento delle ragioni della Chiesa (di quella, s'intende, ancora consapevole di Scrittura e Tradizione): ad esempio, l'idea (che e8 biblica, paolina anch'essa) della societe0 non come aggregato di individui ma come corpo, come organismo vivente che ha dunque il diritto di troncare da se9 membra che giudica infette; il concetto della legittima difesa che non riguarda solo l'individuo, come crediamo noi individualisti, ma anche il corpo sociale; il concetto della riparazione dell'ordine della giustizia e della morale infranto.Legittima, dunque, la pena capitale, per la Chiesa, nella prospettiva di fede che e8 sua. Ma anche opportuna, oggi? Per giustificare il nostro rifiuto della possibilite0 di tornare al patibolo nella cultura attuale, la sintesi migliore e8 ancora quella di Romano Amerio: abLa pena di morte diventa barbara in una societe0 irreligiosa che, chiusa nell'orizzonte terrestre, non ha diritto di privare l'uomo di un bene che per lui e8 tutto il benebb.Un no al patibolo, dunque: motivato perf2 non dalla religione, ma dalla irreligione contemporanea.

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di Baiq su 09/03/13

abVuoi non avere da temere l'autorite0? Fe0 il bene e ne avrai lode, poiche9 essa e8 al seivrzio di Dio per il tuo bene. Ma, se fai il male, allora temi, perche9 non invano essa porta la spada; e8 infatti al seivrzio di Dio per la giusta condanna di chi opera il malebb (Rm 13,3-4).Di queste chiare parole paoline non sembra lecito sbarazzarsi con argomenti sconcertanti -e dettati chiaramente dal desiderio di liberarsi di una parola scritturale contraria alla propria tesi- come quelli usati dal gie0 citato Dizionario di antropologia pastorale : abPaolo, in Romani 13, ha sicuramente pensato alla prassi della decapitazione dei grandi criminali in uso nell'impero romano. Tuttavia, cif2 che gli premeva raccomandare -facendo tale allusione- era solo l'obbedienza verso la legittima autorite0 statale bb. Escamotage sorprendente, forse un pf2 penoso: in effetti, non venne in mente, per duemila anni, a nessuno dei grandi teologi e a nessuno dei pastori e dei Concili che, anche basandosi su Romani 13, non negarono legittimite0 alla pena di morte inflitta con regolare processo dalle autorite0 costituite. Non dimenticando che questo riconoscimento ecclesiale non era di certo fatto a cuor leggero, tanto che il diritto canonico colpiva di irregolarite0 (di divieto, cioe8, di accedere agli Ordini Sacri) il carnefice, i suoi aiutanti e persino il giudice che, pur rispettando la legge, avesse pronunciato una sentenza di morte.Ma questo orrore del sangue non poteva far dimenticare non soltanto le prescrizioni bibliche ma anche altre considerazioni oggi rimosse e che tenteremo di esporre nel frammento che segue.Come ci pare di avere dimostrato (e non ci voleva molto sforzo, i testi essendo chiarissimi e notissimi), la pratica della pena di morte da parte della societe0 e8 imposta da Dio stesso nella Legge dell'Antico Testamento ed e8 ammessa da Gesf9 e dagli apostoli nel Nuovo Testamento. Come e8 costretto a riconoscere lo stesso, insospettabile Catechismo Olandese , abnon si puf2 sostenere che il Cristo abbia abolito esplicitamente ne9 la guerra ne9 la pena di mortebb.Non si riesce a capire su cosa si basino quei teologi e quei biblisti che giudicano qui la Chiesa abinfedele alla Scritturabb. Quale Scrittura? Forse, the Wish-Bible , la Bibbia del desiderio , la Bibbia cosec come l'avrebbero scritta loro, oggi.C'e8, piuttosto, da registrare una differenza importante nel passaggio dall'Antico al Nuovo Testamento: per la Legge data a Noe8 e a Mose8, la condanna a morte dei rei di certi delitti era un obbligo, una necessaria obbedienza alla volonte0 di Dio. Invece, per il Nuovo Testamento (cosec come l'ha inteso tutta la grande Tradizione, sin dai padri della Chiesa) l'esecuzione capitale e8 indiscutibilmente legittima, ma non e8 detto che essa sia sempre opportuna. L'opportunite0 dipende da un giudizio variabile a seconda dei tempi. Una cosa e8 il diritto riconosciuto all'autorite0 che, per dirla con Paolo, abnon invano porta la spadabb; altra cosa e8 l'esercizio di quel diritto.Per quel che vale il nostro giudizio, nella societe0 e nella cultura dell'attuale Occidente secolarizzato reintrodurre il patibolo le0 dove e8 stato abolito non sarebbe affatto opportuno; meglio, dunque, non esercitare quello che pure resta un diritto della societe0.Non stiamo, qui, ad attardarci sulle statistiche, le quali secondo alcuni confermerebbero e secondo altri negherebbero l'efficacia della minaccia della morte nel prevenire il crimine.Di certo, non mancano di logica le affermazioni che traiamo da un editoriale della Civilte0 Cattolica del 1865, significativamente intitolato La Frammassoneria e l'abolizione della pena di morte , e dove i gesuiti si schierano, ovviamente, per il mantenimento -nei nuovi codici italiani- del pur terribile istituto.Scriveva dunque quella vera e propria voce del papa che era il celebre periodico: abNoi, qui, non tanto intendiamo di mostrare la licitezza, convenienza e necessite0 relativa della pena di morte, cosa che supponiamo dimostrata e conceduta dalla gente savia e dabbene, quanto di dichiarare che mentre i savii ed onesti parteggiano per la conservazione di questa pena, ne sono in realte0 gli abolitori. Il che si dimostra facilmente colla ragione e col fattobb. Continua, in effetti, la Civilte0 Cattolica : abColla ragione: giacche9, qual e8 lo scopo inteso da quelli che vogliono mantenuta la pena di morte? Evidentemente lo scopo da essi inteso si e8 di diminuire e, se si puf2, di togliere affatto di mezzo gli assassinii. Or chi non vede che cosec essi intendono direttamente ad abolire la pena di morte? E non gie0 ad abolire la pena di morte soltanto per gli assassini, come vogliono i liberali, ma per gli assassinati ancora, o meglio per gli assassinabili innocenti, dei quali i liberali nulla si curano. E' dunque evidente che i conservatori della pena di morte cooperano efficacemente all'abolizione totale della pena di morte degli innocenti in prima e, poi, necessariamente ancora dei rei e degli assassinibb.Ma, in fondo, simili considerazioni -pur non irrilevanti- sono secondarie rispetto a quello che, per un cristiano, e8 il problema primario: abSe Dio solo de0 la vita, e8 lecito all'uomo toglierla ad altri uomini? Esiste un diritto alla vita di tutti, anche dell'assassino, diritto che mai possa essere violato?bb.In verite0, coloro che danno a queste domande delle risposte nel senso sfavorevole alla pena di morte, ammettono perf2 il diritto della societe0 di rinchiudere in prigione i colpevoli di reati. Ora: se Dio ha creato l'uomo libero, come possono gli uomini togliere questa liberte0 ad altri uomini? Esiste un diritto alla liberte0 (diritto abinnato, inviolabile, imprescrittibilebb, dicono i giuristi) che qualunque giudice infrange nel momento in cui condanna un suo simile anche soltanto a un'ora di reclusione coatta.Ma la vita, si dice, e8 valore superiore alla liberte0. Se ne e8 cosec sicuri? Gli spiriti pif9 nobili e pif9 sensibili lo negano. Come l'Alighieri. Non dice nulla il verso famoso: abLiberte0 vo' cercando, che e8 sec cara / come sa chi per lei vita rifiutabb?Ma non si esce dalle contraddizioni (e non si riesce neppure a capire perche9 tutte le culture tradizionali -e, dunque, religiose- non abbiano sentito come innaturale, illecita e quindi impraticabile la condanna capitale) se non in una prospettiva che vada al di le0 di quella orizzontale mondana. Una prospettiva, cioe8, religiosa. E cristiana in particolare.Quella prospettiva, cioe8, che distingue tra vita biologica, terrena e vita eterna; che e8 convinta che il solo diritto inalienabile dell'uomo sia salvare non il corpo, ma l'anima; che distingue tra vita come fine e vita come mezzo.Pur rifuggendo dalle lunghe citazioni, questa volta e8 il caso di riprodurne una, visto che ogni parola e8 qui meditata alla luce di una visione cattolica che sembra oggi persa totalmente di vista. La citazione e8 di quel singolare, solitario laico cattolico che e8 lo svizzero Romano Amerio. Leggiamo, dunque: abL'opposizione alla pena capitale deriva oggi spesso dal concetto dell'inviolabilite0 della persona in quanto soggetto protagonista della vita mondana, prendendosi l'esistenza mortale come un fine in se9 che non puf2 essere tolto senza violare il destino dell'uomo. Ma questo modo di rigettare la pena di morte, benche9 si guardi da molti come religioso, e8 in realte0 irreligioso. Dimentica, infatti, che per la religione la vita non ha ragione di fine ma di mezzo al fine morale della vita che trapassa tutto l'ordine dei subordinati valori mondanibb.abPercif2bb continua Amerio abtogliere la vita non equivale punto togliere all'uomo il fine trascendente per cui e8 nato e che ne costituisce la dignite0. Nel rifiuto della pena di morte vi e8 un sofisma implicito: che cioe8 l'uomo, e in concreto lo Stato, abbia il potere, uccidendo il delinquente, di troncargli il destino, di sottrargli il fine ultimo, di togliergli la possibilite0 di adempiere il suo officio d'uomo. Il contrario e8 verobb.abIn effettibb, prosegue lo studioso cattolico abal condannato a morte si puf2 troncare l'esistenza terrena, non perf2 togliergli il suo fine. Sono le societe0 che negano la vita futura e pongono come meta il diritto alla felicite0 nel mondo di qua che devono rifuggire dalla pena di morte come da un'ingiustizia che spegne nell'uomo la facolte0 di felicitarsi. Ed e8 un paradosso vero, verissimo, che gli impugnatori della pena di morte stanno in realte0 per lo Stato totalitario, giacche9 gli attribuiscono un potere molto maggiore che non abbia, anzi un potere supremo: quello di troncare il destino di un uomo. Mentre, nella prospettiva religiosa, la morte irrogata da uomini a uomini non puf2 pregiudicare ne9 al destino morale ne9 alla dignite0 umanabb.Lo stesso autore, tra molte altre testimonianze sconcertanti sulla perdita della consapevolezza, all'interno stesso della Chiesa, di che cosa sia davvero il sistema cattolico , cita l' Osservatore romano che, il 22 gennaio 1977, scriveva, tra l'altro, a firma di un autorevole collaboratore: abLa comunite0 deve concedere la possibilite0 di purificarsi, di espiare la colpa, di riscattarsi dal male, mentre l'estremo supplizio non la concedebb.C'e8 da capire Amerio che commenta: abCosec dicendo, proprio il giornale vaticano nega la gran verite0 che la pena capitale medesima e8 una espiazione. Nega il valore espiatorio della morte che nella natura mortale e8 sommo, come sommo (nella relativite0 dei beni di sotto) e8 il bene della vita al cui sacrificio consente chi espia. D'altronde, l'espiazione del Cristo innocente per i peccati dell'uomo non e8 connessa con una condanna a morte?bb. E, dunque, abl'aspetto pif9 irreligioso della dottrina che respinge la pena capitale risulta nel rifiuto del suo valore espiatorio, il quale nella veduta religiosa e8 invece massimobb.In effetti, la Tradizione ha sempre visto un candidato sicuro al paradiso nel delinquente che, riconciliato con Dio, liberamente accetta il supplizio come espiazione della sua colpa. Tommaso d'Aquino insegna: abLa morte inflitta come pena dovuta per i delitti, leva tutta la pena dovuta per i delitti nell'altra vita. La morte naturale, invece, non la levabb. Molti rei reclamavano addirittura l'esecuzione capitale come loro diritto. Dunque, il suppliziato pentito, munito dei sacramenti, e8 un santo : in effetti, il popolo si disputava le sue reliquie (e aveva forgiato un proverbio che la Civilte0 Cattolica che citavamo ricorda: abDi cento impiccati, uno dannatobb).Non sono, questi, che colpi di sonda religiosi in una materia che, oggi, anche dei credenti sembrano affrontare con la tipica superficialite0 laica, illuministica. Altre cose si potrebbero e dovrebbero aggiungere, a completamento delle ragioni della Chiesa (di quella, s'intende, ancora consapevole di Scrittura e Tradizione): ad esempio, l'idea (che e8 biblica, paolina anch'essa) della societe0 non come aggregato di individui ma come corpo, come organismo vivente che ha dunque il diritto di troncare da se9 membra che giudica infette; il concetto della legittima difesa che non riguarda solo l'individuo, come crediamo noi individualisti, ma anche il corpo sociale; il concetto della riparazione dell'ordine della giustizia e della morale infranto.Legittima, dunque, la pena capitale, per la Chiesa, nella prospettiva di fede che e8 sua. Ma anche opportuna, oggi? Per giustificare il nostro rifiuto della possibilite0 di tornare al patibolo nella cultura attuale, la sintesi migliore e8 ancora quella di Romano Amerio: abLa pena di morte diventa barbara in una societe0 irreligiosa che, chiusa nell'orizzonte terrestre, non ha diritto di privare l'uomo di un bene che per lui e8 tutto il benebb.Un no al patibolo, dunque: motivato perf2 non dalla religione, ma dalla irreligione contemporanea.

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di Baiq su 09/03/13

abVuoi non avere da temere l'autorite0? Fe0 il bene e ne avrai lode, poiche9 essa e8 al seivrzio di Dio per il tuo bene. Ma, se fai il male, allora temi, perche9 non invano essa porta la spada; e8 infatti al seivrzio di Dio per la giusta condanna di chi opera il malebb (Rm 13,3-4).Di queste chiare parole paoline non sembra lecito sbarazzarsi con argomenti sconcertanti -e dettati chiaramente dal desiderio di liberarsi di una parola scritturale contraria alla propria tesi- come quelli usati dal gie0 citato Dizionario di antropologia pastorale : abPaolo, in Romani 13, ha sicuramente pensato alla prassi della decapitazione dei grandi criminali in uso nell'impero romano. Tuttavia, cif2 che gli premeva raccomandare -facendo tale allusione- era solo l'obbedienza verso la legittima autorite0 statale bb. Escamotage sorprendente, forse un pf2 penoso: in effetti, non venne in mente, per duemila anni, a nessuno dei grandi teologi e a nessuno dei pastori e dei Concili che, anche basandosi su Romani 13, non negarono legittimite0 alla pena di morte inflitta con regolare processo dalle autorite0 costituite. Non dimenticando che questo riconoscimento ecclesiale non era di certo fatto a cuor leggero, tanto che il diritto canonico colpiva di irregolarite0 (di divieto, cioe8, di accedere agli Ordini Sacri) il carnefice, i suoi aiutanti e persino il giudice che, pur rispettando la legge, avesse pronunciato una sentenza di morte.Ma questo orrore del sangue non poteva far dimenticare non soltanto le prescrizioni bibliche ma anche altre considerazioni oggi rimosse e che tenteremo di esporre nel frammento che segue.Come ci pare di avere dimostrato (e non ci voleva molto sforzo, i testi essendo chiarissimi e notissimi), la pratica della pena di morte da parte della societe0 e8 imposta da Dio stesso nella Legge dell'Antico Testamento ed e8 ammessa da Gesf9 e dagli apostoli nel Nuovo Testamento. Come e8 costretto a riconoscere lo stesso, insospettabile Catechismo Olandese , abnon si puf2 sostenere che il Cristo abbia abolito esplicitamente ne9 la guerra ne9 la pena di mortebb.Non si riesce a capire su cosa si basino quei teologi e quei biblisti che giudicano qui la Chiesa abinfedele alla Scritturabb. Quale Scrittura? Forse, the Wish-Bible , la Bibbia del desiderio , la Bibbia cosec come l'avrebbero scritta loro, oggi.C'e8, piuttosto, da registrare una differenza importante nel passaggio dall'Antico al Nuovo Testamento: per la Legge data a Noe8 e a Mose8, la condanna a morte dei rei di certi delitti era un obbligo, una necessaria obbedienza alla volonte0 di Dio. Invece, per il Nuovo Testamento (cosec come l'ha inteso tutta la grande Tradizione, sin dai padri della Chiesa) l'esecuzione capitale e8 indiscutibilmente legittima, ma non e8 detto che essa sia sempre opportuna. L'opportunite0 dipende da un giudizio variabile a seconda dei tempi. Una cosa e8 il diritto riconosciuto all'autorite0 che, per dirla con Paolo, abnon invano porta la spadabb; altra cosa e8 l'esercizio di quel diritto.Per quel che vale il nostro giudizio, nella societe0 e nella cultura dell'attuale Occidente secolarizzato reintrodurre il patibolo le0 dove e8 stato abolito non sarebbe affatto opportuno; meglio, dunque, non esercitare quello che pure resta un diritto della societe0.Non stiamo, qui, ad attardarci sulle statistiche, le quali secondo alcuni confermerebbero e secondo altri negherebbero l'efficacia della minaccia della morte nel prevenire il crimine.Di certo, non mancano di logica le affermazioni che traiamo da un editoriale della Civilte0 Cattolica del 1865, significativamente intitolato La Frammassoneria e l'abolizione della pena di morte , e dove i gesuiti si schierano, ovviamente, per il mantenimento -nei nuovi codici italiani- del pur terribile istituto.Scriveva dunque quella vera e propria voce del papa che era il celebre periodico: abNoi, qui, non tanto intendiamo di mostrare la licitezza, convenienza e necessite0 relativa della pena di morte, cosa che supponiamo dimostrata e conceduta dalla gente savia e dabbene, quanto di dichiarare che mentre i savii ed onesti parteggiano per la conservazione di questa pena, ne sono in realte0 gli abolitori. Il che si dimostra facilmente colla ragione e col fattobb. Continua, in effetti, la Civilte0 Cattolica : abColla ragione: giacche9, qual e8 lo scopo inteso da quelli che vogliono mantenuta la pena di morte? Evidentemente lo scopo da essi inteso si e8 di diminuire e, se si puf2, di togliere affatto di mezzo gli assassinii. Or chi non vede che cosec essi intendono direttamente ad abolire la pena di morte? E non gie0 ad abolire la pena di morte soltanto per gli assassini, come vogliono i liberali, ma per gli assassinati ancora, o meglio per gli assassinabili innocenti, dei quali i liberali nulla si curano. E' dunque evidente che i conservatori della pena di morte cooperano efficacemente all'abolizione totale della pena di morte degli innocenti in prima e, poi, necessariamente ancora dei rei e degli assassinibb.Ma, in fondo, simili considerazioni -pur non irrilevanti- sono secondarie rispetto a quello che, per un cristiano, e8 il problema primario: abSe Dio solo de0 la vita, e8 lecito all'uomo toglierla ad altri uomini? Esiste un diritto alla vita di tutti, anche dell'assassino, diritto che mai possa essere violato?bb.In verite0, coloro che danno a queste domande delle risposte nel senso sfavorevole alla pena di morte, ammettono perf2 il diritto della societe0 di rinchiudere in prigione i colpevoli di reati. Ora: se Dio ha creato l'uomo libero, come possono gli uomini togliere questa liberte0 ad altri uomini? Esiste un diritto alla liberte0 (diritto abinnato, inviolabile, imprescrittibilebb, dicono i giuristi) che qualunque giudice infrange nel momento in cui condanna un suo simile anche soltanto a un'ora di reclusione coatta.Ma la vita, si dice, e8 valore superiore alla liberte0. Se ne e8 cosec sicuri? Gli spiriti pif9 nobili e pif9 sensibili lo negano. Come l'Alighieri. Non dice nulla il verso famoso: abLiberte0 vo' cercando, che e8 sec cara / come sa chi per lei vita rifiutabb?Ma non si esce dalle contraddizioni (e non si riesce neppure a capire perche9 tutte le culture tradizionali -e, dunque, religiose- non abbiano sentito come innaturale, illecita e quindi impraticabile la condanna capitale) se non in una prospettiva che vada al di le0 di quella orizzontale mondana. Una prospettiva, cioe8, religiosa. E cristiana in particolare.Quella prospettiva, cioe8, che distingue tra vita biologica, terrena e vita eterna; che e8 convinta che il solo diritto inalienabile dell'uomo sia salvare non il corpo, ma l'anima; che distingue tra vita come fine e vita come mezzo.Pur rifuggendo dalle lunghe citazioni, questa volta e8 il caso di riprodurne una, visto che ogni parola e8 qui meditata alla luce di una visione cattolica che sembra oggi persa totalmente di vista. La citazione e8 di quel singolare, solitario laico cattolico che e8 lo svizzero Romano Amerio. Leggiamo, dunque: abL'opposizione alla pena capitale deriva oggi spesso dal concetto dell'inviolabilite0 della persona in quanto soggetto protagonista della vita mondana, prendendosi l'esistenza mortale come un fine in se9 che non puf2 essere tolto senza violare il destino dell'uomo. Ma questo modo di rigettare la pena di morte, benche9 si guardi da molti come religioso, e8 in realte0 irreligioso. Dimentica, infatti, che per la religione la vita non ha ragione di fine ma di mezzo al fine morale della vita che trapassa tutto l'ordine dei subordinati valori mondanibb.abPercif2bb continua Amerio abtogliere la vita non equivale punto togliere all'uomo il fine trascendente per cui e8 nato e che ne costituisce la dignite0. Nel rifiuto della pena di morte vi e8 un sofisma implicito: che cioe8 l'uomo, e in concreto lo Stato, abbia il potere, uccidendo il delinquente, di troncargli il destino, di sottrargli il fine ultimo, di togliergli la possibilite0 di adempiere il suo officio d'uomo. Il contrario e8 verobb.abIn effettibb, prosegue lo studioso cattolico abal condannato a morte si puf2 troncare l'esistenza terrena, non perf2 togliergli il suo fine. Sono le societe0 che negano la vita futura e pongono come meta il diritto alla felicite0 nel mondo di qua che devono rifuggire dalla pena di morte come da un'ingiustizia che spegne nell'uomo la facolte0 di felicitarsi. Ed e8 un paradosso vero, verissimo, che gli impugnatori della pena di morte stanno in realte0 per lo Stato totalitario, giacche9 gli attribuiscono un potere molto maggiore che non abbia, anzi un potere supremo: quello di troncare il destino di un uomo. Mentre, nella prospettiva religiosa, la morte irrogata da uomini a uomini non puf2 pregiudicare ne9 al destino morale ne9 alla dignite0 umanabb.Lo stesso autore, tra molte altre testimonianze sconcertanti sulla perdita della consapevolezza, all'interno stesso della Chiesa, di che cosa sia davvero il sistema cattolico , cita l' Osservatore romano che, il 22 gennaio 1977, scriveva, tra l'altro, a firma di un autorevole collaboratore: abLa comunite0 deve concedere la possibilite0 di purificarsi, di espiare la colpa, di riscattarsi dal male, mentre l'estremo supplizio non la concedebb.C'e8 da capire Amerio che commenta: abCosec dicendo, proprio il giornale vaticano nega la gran verite0 che la pena capitale medesima e8 una espiazione. Nega il valore espiatorio della morte che nella natura mortale e8 sommo, come sommo (nella relativite0 dei beni di sotto) e8 il bene della vita al cui sacrificio consente chi espia. D'altronde, l'espiazione del Cristo innocente per i peccati dell'uomo non e8 connessa con una condanna a morte?bb. E, dunque, abl'aspetto pif9 irreligioso della dottrina che respinge la pena capitale risulta nel rifiuto del suo valore espiatorio, il quale nella veduta religiosa e8 invece massimobb.In effetti, la Tradizione ha sempre visto un candidato sicuro al paradiso nel delinquente che, riconciliato con Dio, liberamente accetta il supplizio come espiazione della sua colpa. Tommaso d'Aquino insegna: abLa morte inflitta come pena dovuta per i delitti, leva tutta la pena dovuta per i delitti nell'altra vita. La morte naturale, invece, non la levabb. Molti rei reclamavano addirittura l'esecuzione capitale come loro diritto. Dunque, il suppliziato pentito, munito dei sacramenti, e8 un santo : in effetti, il popolo si disputava le sue reliquie (e aveva forgiato un proverbio che la Civilte0 Cattolica che citavamo ricorda: abDi cento impiccati, uno dannatobb).Non sono, questi, che colpi di sonda religiosi in una materia che, oggi, anche dei credenti sembrano affrontare con la tipica superficialite0 laica, illuministica. Altre cose si potrebbero e dovrebbero aggiungere, a completamento delle ragioni della Chiesa (di quella, s'intende, ancora consapevole di Scrittura e Tradizione): ad esempio, l'idea (che e8 biblica, paolina anch'essa) della societe0 non come aggregato di individui ma come corpo, come organismo vivente che ha dunque il diritto di troncare da se9 membra che giudica infette; il concetto della legittima difesa che non riguarda solo l'individuo, come crediamo noi individualisti, ma anche il corpo sociale; il concetto della riparazione dell'ordine della giustizia e della morale infranto.Legittima, dunque, la pena capitale, per la Chiesa, nella prospettiva di fede che e8 sua. Ma anche opportuna, oggi? Per giustificare il nostro rifiuto della possibilite0 di tornare al patibolo nella cultura attuale, la sintesi migliore e8 ancora quella di Romano Amerio: abLa pena di morte diventa barbara in una societe0 irreligiosa che, chiusa nell'orizzonte terrestre, non ha diritto di privare l'uomo di un bene che per lui e8 tutto il benebb.Un no al patibolo, dunque: motivato perf2 non dalla religione, ma dalla irreligione contemporanea.

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di Gaja su 09/03/13

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